Azione e pensiero. Un monito dall’accordo UE-Mercosur 

Era il 1565 quando a Roma usciva la più celebre opera del filosofo naturalista Bernardino Telesio, il De rerum natura iuxta propria principia. Nell’introduzione, l’autore pone una questione metodologica fondamentale:  

 

Neque enim aliunde rerum cognitio petenda est, quam ab ipsis rebus, earumque sensibus perceptis effectibus. 

 

Né infatti la conoscenza delle cose deve essere cercata altrove, se non dalle cose stesse e dai loro effetti che i sensi percepiscono.  

 

Se degli effetti che la politica, la situazione internazionale e sociale del tempo presente hanno sui sensi è meglio tacere, per non scadere nella trivialità, bisogna però accogliere l’avvertenza del filosofo cosentino e cercare di applicarla alla nostra contemporaneità. È possibile leggere un fenomeno, storico o politico che sia, senza considerarne gli effetti sulla nostra vita? È utile—per parafrasare ancora Telesio—indagare i fatti del nostro mondo solo attraverso le ideologie, il calcolo elettorale, la conta delle visualizzazioni dell’ennesimo reel

 

L’Associazione culturale Vincenzo Gioberti nasce con l’intento di fondare l’attività politica su uno sforzo di pensiero, di far precedere le scelte che colpiscono tutti da un momento di riflessione ponderata e di studio. È insomma necessario per l’homo politicus sedersi al tavolo e leggere, confrontare e immaginare, prima di aprire la bocca o i social, prima di assumere su di sé una decisione che poi andrà a colpire la vita dei propri concittadini—ed elettori.  

 

Tale necessità rivela tutta la sua urgenza se guardiamo al recente voto positivo del Consiglio d’Europa alla firma degli accordi fra Unione Europea e Mercosur, il mercato comune sudamericano. L’approvazione, che autorizza il Parlamento Europeo a discutere, votare e approvare gli accordi commerciali col Sud America, ha ovviamente generato le immediate e disordinate reazioni della politica, facendo emergere faglie interne e spaccature fra i partiti di governo, mentre nella Lega, che ha espresso il suo parere contrario, alcune voci si sono levate in senso favorevole, proponendo un atteggiamento più moderato. Nel frattempo, si è rispolverata un’alleanza giallo-verde che non si vedeva dal 2019, che ha sposato la legittima protesta di piazza degli agricoltori.  

 

La questione è dunque complessa e difficilmente si potrà esprimere un giudizio chiaro se non dopo la definitiva approvazione parlamentare degli accordi, la lettura delle clausole, l’ascolto di tutti gli operatori del settore e dei consumatori. La levata di scudi preventiva di una parte politica—per quanto comprensibili siano le preoccupazioni che la muovono—pare quantomeno precoce, in questa fase, e probabilmente frutto di una sensazione più che di una riflessione. Anche la decisione odierna del Parlamento europeo di interpellare la Corte di Giustizia dell’Unione, per un giudizio sulla compatibilità giuridica dell’accordo, appare più come una mossa tattica per dilatare i tempi che un sincero riconoscimento del bisogno di fermarsi e investigare la materia in profondità.  

 

Esistono, insomma, due momenti distinti nella vita e dunque nella politica: uno per pensare e uno per combattere; se viene meno il primo, non potrà esistere azione efficace. D’altro canto, la verità di questa osservazione è riscontrabile ogni giorno: quando la lotta per la nostra Europa si fa più urgente e violenta, sono sempre di meno quelli che rispondono con generosità e spirito di abnegazione. Quanti sono disposti a scendere in piazza per fermare la minaccia islamica che rischia di distruggere democrazia e libertà in favore di quei regimi teocratici e terroristici che tanto piacciono a certa sinistra? Crediamo che sottrarsi alla lotta non sia solo conseguenza di una certa pigrizia fisica, dalla quale deriva una crisi della partecipazione che si fa ogni giorno più nera. Essa è piuttosto frutto di una pigrizia mentale per cui, quando suoni l’ora di marciare, tutti dimenticano il motivo per cui si è deciso di mettere il proprio tempo a disposizione di una causa. D’altronde, tale pigrizia è la medesima che induce a scaldare le ugole e scendere in strada, quando invece bisognerebbe lucidare gli occhiali e allenare la capacità di comprensione scritta, in un Paese dove nel 2024 il 35% della popolazione adulta non era in grado di leggere e capire un testo scritto in italiano. Troppo lungo sarebbe spiegare i pro e contro, impiegare quella risorsa insostituibile che è l’immaginazione, ultimo baluardo fra noi e il dominio totale dell’intelligenza artificiale. Nel frattempo, gli animi si smorzano, l’accidia torna a far vittime e la strategia del social, dell’algoritmo, tornano a prevalere su tutto. La vacuità delle posizioni genera insomma un attivismo pneumatico: vuoto e destinato a sgonfiarsi al primo spillo piazzato nel punto giusto.  

 

Combattere senza comprendere per cosa si lotta è l’esatto contrario della politica, ma è il triste richiamo di cui fa uso proprio la politica contemporanea per mobilitazioni sempre più deludenti e poco frequentate. Finché non si tornerà a distinguere il momento dell’azione da quello del pensiero, finché non si tornerà a cercare di comprendere l’oggi iuxta propria principia, la spaccatura fra politica e cittadini sarà sempre più profonda e vasta.  

 

L’Associazione Gioberti, nel suo piccolo, ribadisce la sua vocazione ad essere una voce libera, critica e informata nel dibattito pubblico, senza lesinare le parole forti e l’azione, quando queste si rendono urgenti e necessarie. Prima, però, si impone l’attenta valutazione di quei fenomeni che, essendo sotto gli occhi di tutti, solo in pochi hanno il coraggio di fermarsi ad osservare, senza ricercare cause altre, misteriose ed esterne. Già nel 1938, Benedetto Croce ci metteva in guardia dalle nefaste conseguenze di negare la distinzione tra azione e pensiero, intimamente uniti in un rapporto circolare, ma separati cronologicamente nel loro svolgersi. Da tale negazione sarebbero derivati per Croce «l’irriverenza per la critica e la verità» e «l’attivismo privo di ideale». Nonostante già più volte abbiamo sperimentato l’irriverenza, l’indifferenza e osservato l’irruenza prepotente di un’azione vuota e senza meta, continueremo nella direzione indicataci dal filosofo napoletano, senza timore dei mal di pancia di partito e invitando tutti quei pochi arrivati fin qui a non farsi abbagliare dagli innumerevoli specchietti per le allodole che il discorso pubblico ci riserva, ma a fare del proprio tempo un investimento al servizio della Verità.  

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