Fine vita e dibattito pubblico: una proposta anti-mimetica
Di Matteo Rossi
Fotografie di Luca Preziosi
Nel silenzio assordante della stampa locale, venerdì 16 ottobre la TRAD+ Foundation e l’Associazione culturale Vincenzo Gioberti hanno avuto il piacere di accogliere 140 persone riunitesi nella Sala delle Rose dell’Hotel Vittoria di Brescia per ascoltare quattro relatori di assoluto rilievo e prestigio, che si sono seduti allo stesso tavolo per parlare di uno dei temi più caldi nel dibattito politico di questi ultimi tempi: il fine vita.
Da sinistra a destra: Mario Riccio, Massimo Gandolfini, Simone Zuccarelli, Lorenzo Gasperini, Alfredo Bazoli.
Ad aprire la serata, dopo i saluti del nostro Presidente Alberto Garzoni, è stato il senatore bresciano Alfredo Bazoli, nella sua veste di primo firmatario di una legge sul suicidio assistito, presentata al Senato e poi rimandata alla discussione in commissione. Il controcanto è stato affidato all’ideologo e responsabile del programma politico di Futuro Nazionale, il prof. Lorenzo Gasperini, che ha introdotto una terza via, necessaria a rompere la polarizzazione duale sulla quale le posizioni del dibattito pubblico sul fine vita si sono trincerate. Introducendo infatti il tema delle cure palliative e della scarsità di disponibilità delle stesse in molte aree del Paese, Gasperini ha ribadito un principio che sul Blog Gioberti era già stato ben espresso da Giulia Bovassi alcune settimane fa: il diritto alla cura e all’accompagnamento come diritto alla vita, che si oppone al diritto alla morte che invece una legge sull’eutanasia affidata al Servizio sanitario nazionale sembrerebbe introdurre. L’intervento di Gasperini ha avuto anche l’onore di una breve contestazione, prontamente sedata da Simone Zuccarelli, equilibrato moderatore che ha saputo gestire una serata che si annunciava scoppiettante.
La palla è poi tornata nel campo del pro con l’intervento del dott. Mario Riccio, già medico di Piergiorgio Welby ed esecutore della volontà di quest’ultimo di porre fine alla propria esistenza con la sospensione della respirazione meccanica che lo teneva in vita dal 1997. Il contributo di Riccio, lungo e complesso, ha accolto le osservazioni di Gasperini, ma ha voluto sottolineare la centralità, in ogni decisione medica, della condizione di sofferenza, soprattutto morale, di chi giace a letto senza possibilità di guarigione. A chiudere il primo giro è stato il prof. Massimo Gandolfini, presidente del Family Day e celebrità a livello nazionale per le sue posizioni a favore della vita, che infatti hanno dato forma al suo intervento, il quale – sia consentito di rilevarlo – ha brillato per chiarezza e consequenzialità, apprezzate anche dal pubblico, che ha interrotto il relatore con frequenti – e meritati – applausi. Un passaggio merita di essere qui ripreso: citando lo psichiatra Jacques Lacan, Gandolfini ha sintetizzato il paradossale percorso che partendo dalla ricerca di una libertà assoluta conduce l’uomo prima ad una totale anomia e poi alla follia del desiderio della morte. Parole dure, ma sulle quali bisogna soffermarsi allorquando il tema del suicidio medicalmente assistito viene trattato nel dibattito pubblico e dalla politica come un diritto, dunque ricondotto alle libertà di cui l’essere umano dispone. Proprio su questo punto il relatore ha pronunciato le frasi più nette di tutta la serata, richiamandosi direttamente al patrimonio millenario della fede cristiana cattolica, secondo il quale la vita è un bene indisponibile alla volontà dell’uomo, esprimendo dunque la propria contrarietà a qualsiasi azione normativa rivolta al fine vita.
Il dibattito è proseguito con le domande del moderatore ed una lunga sessione di interventi del pubblico, caratterizzati da un entusiasmo che tradiva la voglia di portare all’attenzione dei presenti le proprie esperienze di vita, professionali e familiari. Un monito è giunto però da Gasperini: dobbiamo evitare di riflettere affidandoci alle emozioni, al sentimento e al ricordo suscitato da un momento doloroso quale la morte di una persona cara o di un malato al quale abbiamo prestato assistenza. Bisogna piuttosto considerare il problema dell’eutanasia nei termini che la logica e la ragione impongono. Un compito tutt’altro che facile. Esso è reso ancor più complesso dalla tendenza ormai generalizzata di affidarsi alle impressioni, all’onda emotiva del momento, ad un sentimento che molto spesso tutto è tranne che autonomo ed individuale, suscitato ad arte attraverso prodotti culturali i più disparati, cavalcato dai social, che proprio sulle tendenze e sulle pulsioni più basse di centinaia di milioni di utenti hanno fatto la fortuna di alcuni perdigiorno. Il risultato? Un dibattito impoverito, svuotato e ridotto ad una continua stimolazione di brevi entusiasmi, facili rimorsi, indignazioni, condanne.
In quella che Guia Soncini ha definito L’era della suscettibilità le voci pubbliche si alzano ormai solo per scuotere, infastidire, scandalizzare, ma anche per accendere false speranze (le cronache dalla Francia e dalla Lombardia ce lo insegnano) o lusingare appetiti sopiti, senza voler dar conto più di tanto delle motivazioni, della validità degli argomenti o della loro logicità. Tutto è poi amplificato dal processo mimetico sul quale i social network si fondano, fanno guadagnare e ci tengono impegnati per molte ore tutti i giorni. La TRAD+ Foundation, che nell’evento di venerdì 16 ha avuto la sua prima uscita pubblica in Italia, insieme con l’Associazione culturale Vincenzo Gioberti, vuole dunque impegnarsi in uno sforzo radicalmente diverso, in un impegno anti-mimetico, alimentando tanto il dibattito pubblico, quanto le conversazioni private, con voci autorevoli, argomenti solidi e uno stile rigoroso, ispirato alla tradizione del pensiero occidentale, e non alle passioni del momento, che tanto male hanno fatto sul piano della filosofia, della politica e ora, in maniera sempre più evidente, anche materialmente alla nostra società, già devastata dal primato del sentimento, disgiunto definitivamente dalla ragione, che chiama a raccolta la schiuma della terra in una primitiva lotta mossa dalle passioni più accese ed essenziali.
Anche sul fine vita, occorre dunque che ciascuno, nella propria coscienza, scelga la via che è segnata dalla ragione, senza farsi impressionare da argomenti emotivi, facili sentimentalismi addotti dall’una o dall’altra parte. Se poi uno ha la grazia della Fede, la coscienza segna un sentiero ancora più chiaro.